BRAND ROMA
Quando si parla di brand design di una città (ma vale anche per tutto il resto) non è una questione di gusti personali. Per progettare il simbolo di una città, cosa assai diversa dal logo di pastarito (notare la somiglianza), non bastano le "solite" regole per la progettazione, ma una cultura grafica e visiva di livello superiore. Sempre più spesso questo genere di concorsi non sono giudicati da addetti ai lavori, ma da architetti, stilisti e burocrati di vario livello che spesso non tengono conto dell'elevata componente tecnica della materia, e il tutto viene collocato impropriamente nell'ambito "creativo", senza pensare che la materia artistica non c'entra proprio nulla con il brand design.
Esempio di un buon progetto>>>
ESSERE ISPIRATI
Problemi a montare i mobili Ikea? La nuova campagna si chiama "la prossima volta chiedi aiuto". L'agenzia Grabarts & Partners di Amburgo ha ideato una campagna multisoggetto con immagini di disastrosi esiti dell'automontaggio dei mobili acquistati: non è meglio il servizio offerto dall'azienda? suggerisce il claim.
LA GRAFICA DI WIRED ITALIA TRA LE MIGLIORI RIVISTE AL MONDO




LOGO OLIMPIADI VANCOUVER

Il logo delle Olimpiadi invernali di Vancouver è stato progettato da Elena Rivera Mac Gregor. È stato chiamato llaanak, termine della lingua inuktitut parlata dagli Inuit che significa amico. Rappresenta un Inukshuk, una figura formata da sassi impilati usata per segnalare una direzione dalle popolazioni del Canada Artico.
L'Inukshuk Olimpico è formato da cinque parti, tanti quanti sono i cerchi olimpici, da cui riprende anche i colori.
I blu e il verde simboleggiano la costa occidentale canadese, le montagne e i fiumi. La pietra rossa simboleggia la foglia d'acero simbolo del Canada. L'oro (giallo) indica il sole che splende su Vancouver e l'area di svolgimento dei giochi con le sue catene montuose. La pietra verde ha il tratto di un sorriso per rafforzare il significato di llaanak (amico)
iPad
"SONO SOLO UN MODESTO DESIGNER"






Lei è considerato un maestro indiscusso per quello che riguarda il visual design e la progettazione delle corporate identities, sopratutto per la capacità di condensare interi universi aziendali e istituzionali in un logo o in un progetto grafico. Se la sente di rivelare i segreti, le "regole d'oro" per progettare un logo di successo?
Regole... in realtà non ci sono regole.
O meglio posso rivelarvi quello che ho imparato e ho messo in pratica in tutti questi anni, frutto dell'esperienza.
Un logo deve essere innanzi tutto memorabile e memorizzabile, cioè deve "restare nella mente".
Deve essere quindi semplice, intuitivo, diretto e razionale.
Tutto questo è possibile solo studiando a lungo e con estrema attenzione i valori sottostanti alla realtà che vogliamo descrivere, quello che sta dietro alla marca, considerarne minuziosamente ogni aspetto. Un logo ben disegnato nasce da un vero studio, da un'analisi estremamente dettagliata.
Non occorre cercare per forza la novità, la sorpresa a tutti i costi, l'originalità, l'effetto.
Occorre invece trovare l'idea forte che sta dietro a un fatto, a un evento, a una marca, quello che la rende unica e riconoscibile.
Prenda il logo che ho ideato per Enel: c'è l'idea del sole, dei raggi radianti, dell'energia, ma di un'energia che è ben piantata in terra, che, come un albero, ha salde radici. Ecco.
Questo è progettare il logo: trovare l'idea forte e riprodurla con vigore nel segno, esprimendola in modo che sia riconoscibile.
Durante la conferenza ha fatto un'osservazione particolarmente significativa: ha detto che le sue realizzazioni sono state sempre studiate per resistere nel tempo, per durare il più possibile.
Ecco: nell'era di Internet, di una comunicazione frenetica, sempre più inclazante, sempre più effimera, è cambiato qualcosa nel design? Occorre per così dire adeguarsi ai tempi rapidi della rete, o piuttosto ha ancora più valore un design pensato per un ciclo di vita duraturo?
Io non ho mai creduto nel design fatto al volo, in chi fa decine e decine di schizzi al giorno, oppure butta là due segni in fretta, uno dietro l'altro e dice: "Grande! Ecco l'idea! Questa si, questa no, questa ancora si...." Non è il mio modo di fare design.
Un grande design richiede tempo e fatica.
Ripeto: una buona idea è frutto di lunghe riflessioni e di uno studio meticoloso del problema. No, decisamente il design pensato per durare, quello progettato e meditato a lungo, quello "pensato bene", rimane, credo, il migliore design.
BOB NORDA 1927-2010

"Non occorre cercare per forza la novità, la sorpresa a tutti i costi, l'originalità, l'effetto. Occorre invece trovare l'idea forte che sta dietro a un fatto, a un evento, a una marca, quello che la rende unica e riconoscibile"
La sua matita disegnò i loghi di alcuni più importanti marchi italiani, come Coop, Enel, Mondadori, Feltrinelli, Eni, Agip, Touring Club Italiano e a lui si deve la progettazione della segnaletica della metro di Milano e New York. È morto a 82 anni Bob Norda, olandese di Amsterdam di nascita ma italiano di Milano d'adozione, personaggio austero e schivo, ma anche ironico ed elegante, è stato uno dei principali rinnovatori della grafica italiana a partire dagli anni 60.
"Un buon progetto di design non deve essere influenzato dalle mode del momento, ma deve poter durare il più possibile nel tempo: quando disegno un marchio lo faccio avendo presente l'aspetto culturale, non solo quello commerciale, di un'azienda"






